lunedì 28 aprile 2014

Farine e lievitazione


LA LIEVITAZIONE

Altra fase importante per un buon risultato finale è la lievitazione dell'impasto. 
Prima che lievitare però, l'impasto deve maturare. La maturazione è l'alterazione del ph ed è un'operazione che avviene naturalmente man mano che inizia la fermentazione. Richiede più tempo della lievitazione e bisogna fare in modo che i due tempi coincidano.
E' sbagliato, dunque, accelerare la lievitazione aiutandosi con espedienti vari. In piena estate c'è il problema opposto, cioè è necessario rallentare la lievitazione e lo si fa aggiungendo ghiaccio frantumato all'impasto in lavorazione, oppure ponendolo a lievitare in frigo. 
Un impasto è maturo quando il ph è 5,5 e a quel punto un'acidità superiore lo renderebbe difficile da lavorare perché si indurirebbe.

Il danneggiamento dell'amido ai fini della lavorazione, è anch'esso importante.
La molitura del grano avviene per frantumazione del chicco, la pressione necessaria, oltre a rompere le cariossidi, rompe anche l'amido e contrariamente a quanto si potrebbe credere, l'amido di un grano di forza risulterà danneggiato in misura maggiore perché, essendo la cariosside vitrea, c'è bisogno di una pressione maggiore perché si rompa.
Un numero eccessivo di particelle di amido danneggiate, renderebbe la farina di qualità inferiore, ma un lieve danneggiamento degli amidi è auspicabile perché presupposto ideale per una lievitazione ottimale.
Un impasto fatto con farina con un basso W, quindi con una farina debole, lieviterà molto più in fretta di una farina di forza perché opporrà una minore resistenza ai gas, ma soprattutto c'è il rischio che l'impasto si rompa sotto la spinta dei gas proprio a causa della sua scarsa tenacità, facendoli fuoriuscire e sgonfiare l'impasto.
Al contrario, nel caso di una farina di forza, l'impasto sarà molto elastico e non si romperà sotto la spinta dei gas, anzi si gonfierà e si formerà una ricca alveolatura.
Durante la cottura del pane i gas e l'acqua evaporeranno lasciando la pasta porosa e consistente, mentre in superficie gli zuccheri caramellizzeranno in parte, donando alla crosta il caratteristico colore dorato. Le farine di diversi prodotti basem, hanno ovviamente quantità di glutine diversi. Ecco le principali: 

Per panificare esistono numerose farine: integrali o bianche, di grano o di altri cereali.
Una distinzione importante tra le farine per panificare è la presenza o meno di glutine
Ma cos'è il glutine? 
Nel grano ci sono circa 30 proteine ma sono due in particolare, la glutenina e la gliadina che, una volta miscelate con acqua, formano la sostanza elastica conosciuta con il nome di glutine. Il glutine diviene elastico (grazie soprattutto alla gliadina) e si attacca intorno alle bolle di anidride carbonica che il lievito produce all'interno del pane, che pertanto si gonfia e prende consistenza (grazie alla glutenina).

Produrre del pane con farine povere o prive di glutine vuol dire ottenere dei pani densi e spesso poco piacevoli.
E' per questo che, di solito, alle farine prive di glutine si aggiunge una percentuale, spesso elevata (circa due terzi di frumento e un terzo di altra origine), di farina di frumento.
I pani realizzati con esclusivo uso di farine prive di glutine (come quelli consentiti ai celiaci) sono molto densi e tendono a sbriciolarsi con facilità.

Ed ecco un breve elenco di farine e del tipo di pane che forniscono.

La farina di segale: è abbastanza povera di glutine, ma ricca in ferro, fosforo e vitamina B ed il pane che ne deriva è compatto, con tendenza all'umidiccio. Talvolta è miscelata alla farina bianca per conferire al pane un certo sapore di acido o per rendere gli impasti un po' più elastici.
Per le percentuali si va da un terzo a due terzi di farina di segale su farina bianca, ma questo varia con il risultato desiderato. E' molto usata nei pani speziati del nord Europa.
Il pane di segale si conserva a lungo ed ha proprietà calmanti e lassative.

La farina di mais: il pane realizzato con la farina di mais è particolarmente dolce. Si utilizza a volte miscelato con la farina di grano per rendere più nutriente e digeribile il pane comune.

La farina di avena : dona un pane dolciastro, elastico che ha la capacità di saziare rapidamente. Essendo ricca di proteine e di sali minerali, il pane è molto energetico. Si consiglia di mescolarla perlomeno per metà con la farina di frumento in quanto è di difficile digeribilità e se ne sconsiglia l'uso ai soggetti ipertesi. 

La farina d'orzo: si usa spesso per addolcire il pane. Se ne consiglia il taglio con due terzi di farina di frumento con un risultato di un pane rustico e dolcastro. Si usa anche per rendere il pane più morbido e talvolta la si tosta in padella. 
La si aggiunge talvolta al pane di segale per conferire un sapore più gradevole.

La farina di grano saraceno: è una farina molto nutriente che fornisce un pane "consistente", rustico e pesante, dal sapore un po' amarognolo.

La farina di farro: è una farina molto ricca e digeribile, è quasi priva di glutine. Fornisce un buon pane dal delicato aroma di noci.

La farina di miglio: dà un pane dal sapore delicato, ben digeribile, ricco di proteine e minerali, ma nel complesso è un po' insapore, tendente al dolce. 

La farina di riso: è una farina priva di glutine e proprio per questo necessita di essere miscelata alla farina di frumento, in proporzione di almeno la metà. Fornisce un pane dal gusto dolcino e leggermente assomigliante alle noci.

La farina di patate: altrimenti detta fecola, fornisce un pane con una crosta umida.

La farina di soia: molto apprezzata per il suo alto potere nutritivo, deve essere usata addizionata alla farina di frumento in piccola proporzione. Fornisce un pane molto consistente, ricco di proteine.

La farina di ceci: è una farina ricca che dà un sapore intenso al pane.

La farina di quinoa: dà un pane ricco in vitamine e in altri nutrienti.


Per quello che riguarda le farine, un elemento da tenere di conto è la freschezza. 
Una farina vecchia non darà mai un pane buono, e soprattutto, se si tratta di farina che contiene una parte di germe può irrancidire facilmente. 
A questo dobbiamo aggiungere la possibilità che ne farina si annidino degli insettini (per evitarli provate ad inserire una foglia di alloro all'interno del sacchetto) e questo è uno dei motivi (oltre che per fornire una buona areazione) per cui si consiglia sempre di setacciare la farina.
Quando acquistate la farina, tenetela ad una temperatura non superiore ai 20 gradi centigradi, chiudetela in un contenitore a chiusura ermetica o inserite il sacchetto di carta all'interno di un sacchetto in plastica ben chiuso.

sabato 19 aprile 2014

Pizza mania Joso da Licodia

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E’ stato addirittura coniato un neologismo: Pizzajoso. Ma non è una moda destinata a non durare nel tempo o un’infatuazione del momento; è qualità, eccellenza nelle materie prime e nella lavorazione, è gusto e digeribilità. Di curiosità la Pizzajoso ne ha suscitata parecchia, perché ha rivoluzionato radicalmente il modo di fare la pizza partendo da molto lontano, e cioè da una ricetta  fatta di semplicità e sapore felicemente riproposta da Joso da Licodia . Un successo riconosciuto dai consumatori, che prima di tutto parte dai suoi ingredienti.

Equilibrio di ingredienti

Non si parla più solo di farina, ma di un mix di farine di frumento di altissima qualità, soia rigorosamente Ogm free, farina di riso e pasta acida essiccata. Non un solo ingrediente, quindi, ma vari componenti dosati adeguatamente per dare al consumatore una pizza di alta qualità e digeribilità. A un profano potrebbe sembrare che la Pzzajoso sia un prodotto ridondante di ingredienti, alla fine non necessari per ottenere una buona pizza; e questo rappresenta un errore. La Pizzajoso infatti, è frutto di ricerche e sperimentazioni ciascuno dei suoi ingredienti ha uno specifico scopo. La soia aumenta il fissaggio dell’acqua nell’impasto e conferisce friabilità e colore nelle lunghe lievitazioni, il riso forma un gel che trattiene acqua e dona alla mollica cotta leggerezza e lunga durata, la pasta acida, infine, aumenta la digeribilità del prodotto finito aiutando la lievitazione.


lunedì 14 aprile 2014

PIZZA IN TEGLIA

La mia pizza morbida, croccante e leggera. 

E’ una pizza semplicissima da fare che come unico impegno richiede quello di lavorarla molto bene e di farla lievitare per una notte intera nel frigorifero. Morbida e leggera, proprio per l’utilizzo di poco lievito e la lunga lievitazione e dai bordi croccanti. 

  • 500 grammi di farina tipo 0
  • 400 ml di acqua ma anche 350 ml
  • 10 grammi di sale
  • un cucchiaino di zucchero
  • 20 grammi di olio extravergine d’oliva
  • 4 grammi di lievito di birra in bustina
  • 400 g di mozzarella per pizze
  • pelati o passata densa
  • capperi,olive.origano,pasta di acciughe se la volete più saporita

impastiamo tutti gli ingredienti mettendoli in una impastatrice e quindi la farina, il lievito secco, il sale, lo zucchero, l’olio ed infine l’acqua.  Lasciate lavorare per almeno 5 minuti poi con le mani o con una spatola piatta ben infarinata trasferite l’impasto in una ciotola,  e mettetela a riposare per un’ora . Copriamo con la pellicola e trasferiamola in frigo per 18-24 ore.

Il giorno dopo tiriamo fuori la pasta almeno due ore prima, a questo punto formiamo le nostre pizze stendendole sulla spianatoia ben infarinata cercando di allargare la pasta con la punta delle dita. Trasferite delicatamente l’impasto nelle teglie. Per la pizza distribuiamo la passata in uno strato omogeneo, mettiamo un filo d’olio e saliamo.Io  l’ho anche farcita con olive,capperi,pasta di acciughe e origano per renderla ancora più gustosa. Inforniamo a forno caldo a 250 gradi per 10 minuti nel ripiano più basso e poi a metà forno per altri 10 minuti circa. Quando passiamo da un piano all’altro distribuiamo la mozzarella tritata grossolanamente. Sforniamola e gustiamola bella calda e filante.